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Per saperne di più... >> Sindrome brachicefalica

  

 Dr.ssa Martina Bertuccelli Fanucchi Med. Vet. Lu 288

 Opuscolo informativo per il proprietario:

 

  SINDROME OSTRUTTIVA DEGLI ANIMALI BRACHICEFALI

 

  (Sindrome Brachicefalica)

 

I cani ed i gatti brachicefali sono soggetti caratterizzati dal muso corto. Alcune delle RAZZE più rappresentative sono le seguenti:

   Cani di razza Carlino, Bulldog Inglese, Bouledogue Francese, Boston Terrier, Pechinese, Shitzu , Boxer, Chow Chow, Bull Mastiff

   Gatti di razza Persiano, Exotic , Himalayano

 Cos’è la Sindrome Ostruttiva?

 E’ una OSTRUZIONE SUB-CLINICA DELLE VIE AEREE SUPERIORI: il primo tratto respiratorio, composto da Naso, Faringe, Laringe e Trachea , è “più stretto” rispetto agli animali che hanno il muso più lungo, e questo comporta una maggiore difficoltà (una ostruzione appunto) nel passaggio dell’aria.

  Perché queste razze?

 Nelle razze brachicefale la selezione ha prediletto la minor lunghezza del muso: la componente ossea della scatola cranica si è ridotta, portandosi dietro alterazioni anatomiche interne, prevalentemente delle vie respiratorie.

Sono alterazioni quindi che il cane o il gatto ha dalla nascita, perché sono state fissate nel suo patrimonio genetico, e con le quali dovrà convivere per tutta la vita.

  Quando si presentano queste alterazioni?

 Praticamente tutti i soggetti appartenenti a queste razze NASCONO con queste alterazioni anatomiche. I sintomi possono essere presenti fin dai primi mesi di vita, oppure rendersi evidenti dopo, durante i primi o i successivi anni di vita, man mano che si instaurano alterazioni secondarie più gravi.

  Dove è localizzato il problema?

 I problemi sono molteplici. Le prime vie respiratorie sono le più colpite: cavità nasali e laringe e faringe, ma spesso sono coinvolti anche trachea, bronchi e apparato gastrointestinale. Dr.ssa Martina Bertuccelli Fanucchi Med. Vet. Lu 288

  Quali anomalie?

 L’anomalia principale è sotto gli occhi di tutti: LE NARICI STRETTE (stenosi delle narici) .

Questo comporta che il cane o il gatto, che vogliono respirare prevalentemente con il naso, facciano molta più fatica di un animale con il muso più lungo per inspirare, ovvero per tirare dentro l’aria.

Anche internamente le CAVITA’ NASALI sono PIU’ STRETTE (ipoplasia delle cavità nasali e turbinati ectopici) e ciò riduce ulteriormente lo spazio per il passaggio dell’aria, contribuendo ad aumentare lo sforzo per inspirare.

Il PALATO MOLLE di questi soggetti è più lungo e più spesso, interferendo con il funzionamento della glottide e della laringe (iperplasia e ipertrofia del velo palatino).

Molto spesso inoltre la TRACHEA è PIU’ PICCOLA (ipoplasia tracheale) e DEFORME.

Cosa comportano queste alterazioni al mio animale nella vita di tutti i giorni?

 Ogni atto respiratorio è più difficile e richiede uno SFORZO maggiore; è come se l’animale fosse sempre in salita.

E’ una situazione in progressione: con il tempo lo sforzo inspiratorio crea altre alterazioni che vanno a complicare una situazione già precaria di partenza: le mucose di tutto l’albero respiratorio si infiammano, producono muco, e ciò diminuisce ancora lo spazio necessario per il passaggio dell’aria (tracheiti, bronchiti e polmoniti frequenti), la TOSSE si fa più frequente, e LARINGE , TRACHEA e BRONCHI COLLASSANO. Tutto questo rende la respirazione anche a riposo un’ impresa molto faticosa, tanto che molti hanno necessità di respirare più tempo a bocca aperta, come quando si scala una montagna.

Ne consegue quindi che la breve passeggiata , o il semplice gioco giornaliero può risultare una maratona! Soprattutto se fatti nel periodo estivo, e nelle ore più calde: sono animali che hanno MENO RESISTENZA all’esercizio fisico e al caldo, e necessitano di più TEMPO DI RECUPERO. Spesso sono animali che hanno la volontà di giocare e passeggiare, ma si fermano poco dopo perché non ce la fanno.

Anche dormire è difficoltoso : la maggioranza dei soggetti RUSSA, ed alcuni hanno APNEE NOTTURNE.

Quando l’ostruzione respiratoria peggiora ulteriormente si presentano COLPI DI CALORE e SVENIMENTI anche di fronte ad una attività fisica non eccessiva.

Anche il CUORE risente di questi sforzi respiratori continui, e può avere precoci insufficienze.

 C’è altro?

 Purtroppo spesso .

  Anche MANGIARE risulta difficoltoso quando si respira male. L’appetito non manca, e molti mangiano voracemente, ingoiando molta aria. Stomaco ed esofago risentono dello sforzo respiratorio continuo, con conseguenti VOMITO e/o RIGURGITO frequenti (gastriti, esofagiti, reflusso gastroesofageo, ernia iatale, megaesofago).

 È possibile aiutare il mio animale?  Sì.

 E’ possibile capire quali e quante sono le alterazioni del paziente tramite l’endoscopia, definirne la gravità, per poi correggerle chirurgicamente, per regalargli una vita più serena, più lunga, ed una respirazione meno faticosa. 

 Come l’ ENDOSCOPIA può aiutare in tutto questo?

 L’ENDOSCOPIA è una procedura fondamentale in questo processo. Essa permette tramite l’uso di una telecamera, di entrare nel sistema respiratorio del paziente attraverso le vie naturali, senza essere invasiva, per localizzare e definire dettagliatamente la gravità di ogni anomalia, dove la semplice visita o la mano del chirurgo non arriva.

Durante la STADIAZIONE ENDOSCOPICA DELLA SINDROME BRACHICEFALICA si vanno a controllare naso, rinofaringe, faringe, laringe, trachea e bronchi ; si valuta la loro funzionalità e si cercano le anomalie, definendone la gravità. Inoltre, se l’animale ha anche sintomi gastroenterici (per esempio vomito o rigurgito) nella solita sede si controllano anche esofago, stomaco ed eventualmente il primo tratto di intestino.

La procedura dura relativamente poco, dai 20 ai 40 minuti, e, a seconda delle esigenze del paziente, può essere seguita o meno dalla correzione chirurgica delle anomalie riscontrate.

  Quando fare l’endoscopia?

 Ogni paziente è diverso dall’altro, così come lo è il tempo di insorgenza dei sintomi.

È consigliato eseguire l’ endoscopia in tutte le razze predisposte, entro il primo anno di vita, e comunque all’insorgere dei primi sintomi ( russare notturno, forti rumori respiratori come stertore e stridore) anche se questi dovessero comparire nei primi mesi di vita.

È importante ricordarsi che è una patologia progressiva: dall’insorgere dei primi sintomi, man mano che si va avanti col tempo, le alterazioni peggiorano, e si fanno irreversibili, quindi l’endoscopia è indicata quando insorgono i sintomi o comunque entro il primo anno di vita nelle razze predisposte, anche con pochi o senza sintomi.

Ogni momento è comunque adatto, anche negli animali adulti o anziani con sintomi gravi riferibili a questa patologia, perché permette di individuare le alterazioni respiratorie presenti, effettuare una diagnosi ed una prognosi , e valutare l’utilità di un intervento chirurgico tardivo per dare sollievo al paziente ed evitare una ulteriore progressione.

  Come intervenire?

 Chirurgicamente, ed è possibile farlo principalmente sulle anomalie primarie, quindi quelle con cui l’animale nasce; in tal modo si evita la progressione della patologia e l’instaurarsi delle alterazioni secondarie (collasso laringeo e/o tracheale e/o bronchiale) , con beneficio per l’animale e importante miglioramento della sua qualità di vita.

Il fattore TEMPO è quindi determinante:

Prima nel tempo vengono individuate e corrette le alterazioni principali, maggiore è il risultato che si può ottenere; se si interviene quando i sintomi sono più leggeri, e quindi in giovane età, si ottiene un risultato migliore.

Se al contrario sono già presenti le alterazioni secondarie all’ostruzione respiratoria costante, il beneficio ottenuto è inferiore, perché tali alterazioni sono irreversibili e compromettono ormai inevitabilmente la qualità della respirazione.

Ecco quindi i passi consigliati:

1) Fare una visita presso il proprio medico veterinario curante, e valutare la presenza di sintomi clinici primari e secondari riferibili a Sindrome Brachicefalica.

2) Capire tramite una stadiazione endoscopica della Sindrome Brachicefalica quali sono le strutture respiratorie primarie più colpite e valutare la presenza di alterazioni secondarie già insorte.

3) Correggere chirurgicamente le anomalie evidenziate che sono correggibili

 

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